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Profumo di salsedine e primi gite fuori porta: la primavera alla Rotonda di Senigallia
C’è un momento preciso, tra marzo e aprile, in cui l’aria cambia. Non è ancora estate, ma il vento smette di pungere e inizia a profumare di risveglio. Per noi, quel profumo significava solo una cosa: era ora di tornare alla Rotonda sul Mare.
Ricordo ancora il rumore del mare e i nostri passi sul pontile della Rotonda di Senigallia. Eravamo giovani, con le giacche leggere ancora abbottonate e quella voglia matta di lasciarci l’inverno alle spalle. La Rotonda non era solo un edificio; era un’astronave bianca sospesa sull’Adriatico, un tempio di eleganza che sembrava galleggiare tra il blu del cielo e l’oro della Spiaggia di Velluto.
Inaugurata nel lontano 1933, portava con sé il fascino senza tempo della Belle Époque. Ma per noi ragazzi degli anni ottanta, era soprattutto il simbolo, dove tutto accadeva. Ci bastava guardare quella sagoma circolare per sentire l’eco della musica leggera che aveva fatto ballare l’Italia intera negli anni ’50 e ’60.
A guardarla, ci sentivamo parte di una storia bellissima. Sapevamo che lì dentro, tra mostre e mondanità, si respirava la vera anima del turismo adriatico.
Oggi, restaurata e splendente come non mai, la Rotonda continua a guardare l’orizzonte. Ogni volta che ci torno in primavera, chiudo gli occhi e, per un istante, sento ancora quel brivido di spensieratezza del primo sole sulla pelle. Perché ci sono luoghi che non sono solo architettura, ma veri e propri frammenti di vita.
Anche se ora sappiamo che la celebre canzone di Fred Bongusto, del 1964, non fu ispirata direttamente da questa terrazza (pare che l’autore Migliacci pensasse ad un altro luogo!), per noi marchigiani, la “Rotonda sul mare” resterà sempre e solo quella di Senigallia.
Foto credit: Sailko – Wikicommons
